I VERSI DEL VATE    G.D'annunzio

Così Gabriele D'Annunzio ricorda con versi nostalgici i pastori d'Abruzzo che percorrevano le vie erbose che conducevano alla pianura: i tratturi. Erano grandi vie battute dagli armenti nelle loro trasmigrazioni periodiche primaverili e autunnali. Nell'Abruzzo interno, i prati stabili erano scarsissimi, così pure quelli destinati alla coltura delle foraggere. L'impossibilità di immagazzinare molto foraggio secco o di sopportare l'alto costo dell'importazione, rese necessario, con l'aggiunta di altre motivazioni, il vasto esercizio della pastorizia transumante. Greggi numerose scendevano dalle pendici dei monti o attraversavano i grandi e solenni altipiani, circondate da rumorose mute di cani. Sulle alte spianate, incollate alla roccia nuda, spesso si addossavano l'uno all'altro ricoveri in pietra costruiti a secco, necessari a stivare foraggio e al riparo di pastori e animali. Alti anche molti metri con un piano rialzato e circondati dai "chiusi", rozzi recinti, vi si radunavano, durante le notti non troppo fredde o in qualche ora del giorno, le greggi.

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